Le sorgenti dei Simbruini: la Fonte del Piccione

L'uscita che intraprendiamo oggi ci porterà a trovare una sorgente d'acqua, nota nel territorio come Acqua del Piccione.

Si tratta di una prova ulteriore della ricchezza d'acqua di cui i Monti Simbruini godono, e ci offre uno scenario davvero incantevole.

Una meta che però va guadagnata e anche abbastanza duramente, considerando il notevole dislivello che il percorso ci presenta davanti.

Lasciata l'auto nel piazzale di Campo dell'Osso, e dato un ultimo sguardo all'equipaggiamento, ci dirigiamo verso una piana rigogliosa, nota come Prato Lungo. 

Da qui la cartellonistica CAI ci indica il raccordo 673b. Lo imbocchiamo, entrando nella faggeta, e presto ci accorgiamo che il percorso prevede di perdere quota molto rapidamente. Dagli oltre 1.500 metri d'altitudine iniziamo una discesa che diventa sempre più ripida, dopo qualche chilometro anche lo scenario vegetativo intorno a noi inizia a cambiare: la faggeta lascia sempre più il posto a grandi e verdeggianti carpini, mentre il sottobosco inizia ad arricchirsi di felce e altri arbusti.

La difficoltà tecnica aumenta allorché il sentiero scende ripido e si restringe con un versante quasi a strapiombo sul fossato. Occorre fare particolare attenzione, considerando il terreno aspro e contornato di ciottoli e pietre poco stabili.

A circa metà del percorso ci troviamo a 1.100 m s.l.m, ma un bivio ci fa intendere che la discesa non è finita. Ancora un chilometro, durante il quale iniziamo ad udire un suono distinto e familiare...ed eccola finalmente, la Fonte del Piccione, una sorgente fatta da innumerevoli piccole cascate, che formano a loro volta una serie di piscinette ricolme di acqua limpida e cristallina. Una gioia per gli occhi, e per il corpo, visto che ne approfittiamo per rinfrescarci il volto e la testa.

L'Acqua del Piccione è una delle fonti da cui scaturisce il Fosso del Vallone, corso d'acqua che in breve termina il suo cammino nel Fosso dei Muratti, il quale a sua volta sfocia nel fiume Simbrivio.

Terminata la pausa rigenerante è il momento di rimettersi in cammino. Scendiamo seguendo parallelamente il corso delle piccole cascate, finché non si rende necessario, per seguire il sentiero, compiere un attraversamento di quello che ora, in una stagione calda e poco piovosa, è un piccolo torrente. Nonostante ciò, l'attraversamento di un fiume richiede sempre e comunque la massima cautela, in quanto gli scogli possono peccare di instabilità, e la presenza di muschio e acqua li rendono scivolosi. 

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Da questo momento in poi il sentiero 673b inizia la sua inevitabile salita lungo il costone di Colle Crocione Rotondo prima, e Morra Rossa poi, e quella che dobbiamo intraprendere è una ascesa continua con tratti in cui si sfiora l'arrampicata, attraverso rocce calcaree e terra.

Il cambio di vegetazione ci fa capire che stiamo salendo di quota (e non è l'unica cosa a farcelo capire...anche una buona dose di acido lattico è lì per ricordarcelo!). Ben presto ritroviamo l'imponente faggeta, e il sentiero ci guida finalmente alla radura di Prato Lungo.

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Scheda tecnica

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